Ninfee di Claude Monet

"La Cappella Sistina dell'Impressionismo", così è stata definita L'Orangerie, lo spazio interamente dedicato alle opere di Claude Monet e dove è possibile ammirare molte delle tele appartenenti al ciclo de " LE NINFEE".
Persino chi non mastica d' arte conosce questi capolavori a cui l'autore ha dedicato non solo molto tempo, ma anche molte energie, tanto da divenire una vera e propria ossessione.
Pare che "Le Ninfee" arrivate sino a noi siano solo una piccola parte, la più riuscita, secondo l'artista, della sua produzione.
Il suo mercante ed altri artisti suoi contemporanei asseriscono che avrebbe distrutto oltre 500 tele che non lo soddisfacevano, raffiguranti le ninfee.
Il suo cruccio era quello di riuscire a catturare tutte le sfumature di luce e di colore di uno specchio d'acqua e delle ninfee che lo popolavano.
Così Monet il 22 giugno 1890 si espresse:
"Ancora una volta mi sono prefisso l'impossibile: uno specchio d'acqua sul quale ondeggiano piante… è meraviglioso da vedere, ma esasperante da rendere.
Eppure mi ritrovo sempre ad affrontare cose del genere"
Lo specchio d'acqua a cui si riferisce l'artista è il suo meraviglioso laghetto, popolato da numerose ninfee, mai viste prima.
Ne era molto fiero e le mostrava pieno di orgoglio agli ospiti e agli amici che lo andavano a trovare.
Le ninfee del suo laghetto erano delle vere e proprie rarità, dei veri gioielli, che non si erano mai visti prima.
Si trattava infatti di ibridi appena creati da colui che è senza dubbio il più grande ibridatore di ninfee di tutti i tempi, un francese di nobili origini, Joseph Bory Latour-Marliac che, dopo diversi tentativi e vari insuccessi, nel 1875 riuscì per la prima volta a dar vita ad una nuova varietà di ninfea che battezzò "Marliacea Chromatella".
La prima di oltre cento varietà da lui create.
Fino ad allora, al mondo, esistevano solo poche specie botaniche.
Fu Latour-Marliac a dare i suoi nuovi ibridi a Monet che ne fu soggiogato.
Si incontrarono e divennero grandi amici nel 1889 a Parigi dove Latour-Marliac presentò i suoi ibridi all'Esposizione Universale e vinse il primo premio.
Marliac che visse fino al 1911 ci ha donato un patrimonio immenso e inimmaginabile, che non solo impressionò i suoi contemporanei ma, tutt'oggi lascia a bocca aperta per lo stupore e ricolma gli occhi di meraviglia per l'inimmaginabile varietà di forme e di colori ricchi di sfumature mai viste: dal rosa carneo al fucsia, dal rosso sfumato di bianco al rosso intenso e il cuore giallo, tutti i toni dal giallo all'arancione, addirittura diverse tonalità di bianco. Le molteplicità delle forme: a coppa, stellate, tonde, semplici o semidoppie o doppie con le corolle traboccanti di petali, adagiate sull'acqua o svettanti che si stagliano sull'orizzonte, piccole e delicate come una porcellana di limoges o enormi ed esuberanti grandi quasi quanto come un vassoio.
Bory Latour-Marliac era un botanico di enorme valore come dimostrano tutt'oggi le oltre 100 ninfee da lui create, tutte diverse per colore e forma; ma proprio perché privilegiava l'aspetto botanico selezionò solo ibridi molto rustici e molto rifiorenti.
Ancora oggi le sue ninfee, che ora potremmo definire "antiche" sono fra le più belle e rifiorenti al mondo, così generose da donarci più di 30/40 fiori in una stagione di fioritura, così rustiche da poter essere coltivate con ottimi risultati praticamente ovunque.
Le sue ninfee sono oggi utilizzate dai pochi ibridatori per selezionare nuove varietà, ma nessuno è ancora riuscito ad uguagliare i risultati da lui ottenuti.
Nessuno è a conoscenza delle sue metodiche, che pur essendo rudimentali (all'epoca non vi erano grandi attrezzature di laboratorio) non si è riusciti a scoprire e riprodurre.
Pare anche che alcuni ibridi di ninfea, attribuiti a suo genero Laydeker, provenissero da letti di semenzai selezionati da Latour-Marliac e che così sia accaduto per altri ibridi di cui alcuni personaggi si sono attribuiti la paternità.
In un altro campo Bory fu maestro e cioè nel battezzare i suoi ibridi.

I nomi che diede sono così perfettamente adeguati ed evocativi che non è più quasi necessario vedere o descrivere la ninfea: le splendide e rifiorentissime "Sioux", "Comanche" e "Indiana" che hanno il colore ramato dell'incarnato dei Nativi d'America, la strepitosa "Arc-en -ciel" tutt'ora l'unica ninfea al mondo con le foglie variegate di tre colori, l'evanescente "Virginalis" che col suo bianco candore non poteva chiamarsi altrimenti.

Creò anche diversi nuovi ibridi di fior di loto, naturalmente anche questi unici e ineguagliabili.
A suo modo fu un grande artista, forse è questo che lo assimilò a Monet.
Che cosa invece accomuna Bory Latour-Marliac a Mario Brandazzi, botanico e titolare di Vivaibambù?
Innanzi tutto che Vivaibambù si fregia di avere nella sua collezione di piante acquatiche tutte le ninfee da lui create oltre che i suoi ibridi di fior di loto.
Il dottor Brandazzi ci spiega che, tra le oltre duecento varietà di ninfee che coltiva, le sue preferite sono gli ibridi di Latour-Marliac, non solo per la bellezza ma anche per le caratteristiche che il botanico in questi anni di ricerche e approfondimenti ha avuto modo di osservare.
Tralasciando gli aspetti molto tecnici che ai più potrebbero non interessare, va evidenziata la resistenza alle bassissime temperature invernali, la facilità di coltivazione anche in piccoli contenitori e il numero strabiliante di fiori che riescono a produrre, alcuni esempi, oltre a quelle precedentemente citate: "Solphatare" che da giallo pallido passa all'arancio, "Chrysantha" giallo-arancione a coppa, "Laydekeri Lilacea" nana stellata di un intenso rosa-lilla, "Marliacea Rosea" grande a coppa di un rosa chiarissimo, "Fabiola" rosa con striature bianche, "Laydekeri Rosea Prolifera" rosa magenta e bianco, "Lucida" rosa-arancio stellata, "Gladstoneana" grande coppa bianca, "Hermine" deliziosa stella bianca, "Marliacea Albida" bianca rifiorentissima, "Alba Plenissima" bianca a corolla doppia, "Attraction" enormi fiori rosso granata,"Conqueror" rossa cremisi, "Ellisiana" rossa granata con stami arancio, "Bateau" piccola e perfettamente simmetrica rossa granata, "Meteor" rosso magenta sfumata bianca, "Sultan" rossa cremisi e stami arancio, "Andreana" a coppa stellata e di colore rosso-arancio ciliegia.

Un altro fatto che li accomuna, (e vi assicuro che questa coincidenza dà da pensare) è che Latour-Marliac oltre ad essere collezionista di ninfee lo era anche di bambù.
Si devono a lui le prime introduzioni in Europa di molte delle varietà oggi presenti, fu sempre lui a farne omaggio a Eugène Mazel per il suo parco.
Per chi vorrà vedere le strepitose ninfee di Latour-Marliac e a questo punto potremmo dire di Monet, potrà visitare Vivaibambù in occasione Mostra mercato Nazionale di Fior di loto e Ninfee che si tiene tutti gli anni l'ultimo fine settimana di giugno e il primo fine settimana di luglio, dalle 10 alle 16 orario continuato, ingresso gratuito presso la nostra sede.

Un'altra cosa che i due hanno in comune è che i territori che li ospitano, Lot-Garonne per l'uno e Lombardia per l'altro, non hanno ancora compreso gli sforzi che comporta il mantenimento di una collezione così ampia e importante.
Entrambe si sono autofinanziati e il motore di tutto è la passione di chi crede nell'importanza di preservare un patrimonio genetico senza eguali, oltre che avere la convinzione che gioielli di così rara bellezza non debbano andare perduti e che tutti debbano goderne.

Pochissimi sono i privilegiati che possiedono un quadro di Monet, molti quelli che hanno potuto ammirarli alle esposizioni, sappiate però, che tutti potete godere della bellezza delle ninfee che il pittore francese dipinse, semplicemente coltivandole sul vostro balcone.